lunedì 19 maggio 2008

Holy Diver


Devo chiedervi scusa. Mi sono fatto prendere eccessivamente dall'entusiasmo e ho trascurato le recensioni musicali. Chiedo scusa veramente. In effetti recensire in maniera decente un album musicale non è semplice; bisogna stare attenti a non cadere nella banalità, a non usare termini eccessivamente tecnici (ma questo dipende dal pubblico a cui ci si rivolge) e soprattutto a non essere troppo vaghi. Ma io ci voglio provare lo stesso. Oggi parliamo di un album fondamentale per il panorama heavy meta, Holy Diver. Un pò di storia prima: siamo nel 1982 e il cantante Ronnie James Dio dopo due album stratosferici con i Black Sabbath litiga con Tony Iommi e Gezzer Buttler a proposito del missaggio del cd Live Evil. E' la fine di una colaborazione fra le più riuscite di tutta la musica. Il sopracitato Dio decide quindi di fondare un gruppo esclusivamente suo in cui è lui a decidere tutto. Prende quindi Vinnie Appice, compagno già coi Sabbath, Jimmy Bain, vecchia conoscenza dei tempi dei Rainbow, e Vivian Campbell, giovane chitarrista dotato di una tecnica superba. Nascono quindi i Dio. E nasce anche Holy Diver, il loro primo album. L'opener è Stand Up And Shout, brano veloce e carichissimo che fa capire che quello che abbiamo davanti non è un disco qualunque. Segue la title track con un inizio lento, di atmosfera, per poi trasformarsi in un buon brano con una ritmica ben marcata. Al terzo posto c'è Gypsy; non un capolavoro ma comunque una canzone godibilissima con un Campbell in piena forma. Caught in The Middle è forse il brano meno "impegnato" ma il suo ascolto è comunque piacevolissimo. Con un arpeggio dolce e con un cantato ai limiti dell'umano viene introdotto la traccia migliore dell'album: Don't Talk To Strangers. Sono poche le parole per descrivere questo brano, dovreste sentirlo di persona per capire veramente con cosa si ha a che fare. Straight Through The Heart è una canzone ben ritmata con dei bei gesti tecnici da parte del grande Vivian, veramente in forma per tutto l'album. Segue Invisible che ancora una volta, nonostante un inizio lento e melodioso, si traforma in una canzone potente e sostenuta. Chi non ha mai sentito Rainbow In The Dark? Il suo intro di tastiera è famoso come pochi. Un altro brano-manifesto della band. L'Lp si conclude con Shame On The Night, forse la track più lenta del disco, di grande atmosfera e ricca di emozioni. Mi raccomando, ascoltatevi questo disco, appassionati e non di metal, più che altro per capire cosa significa realmente "saper cantare".

Tracklist:
  1. "Stand Up and Shout"
  2. "Holy Diver"
  3. "Gypsy"
  4. "Caught in the Middle"
  5. "Don't Talk to Strangers"
  6. "Straight Through the Heart"
  7. "Invisible"
  8. "Rainbow in the Dark"
  9. "Shame on the Night"

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Quoto Don't talk to strangers, stupenda, gran bell'assolo. Ricordo Roma, dopo il concerto dei Maiden aspettando un autobus che non arrivò mai, mi consigliasti "Heaven & Hell", strepitoso album dei Black Sabbath a mio parere, facesti bene a consigliarmelo, è nella mia lista dei preferiti!

Anonimo ha detto...

il meglio!

cosa ti aspetti in più da DIO?